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La Storia - Bibbiano

La Storia

Sebbene il toponimo Bibbiano abbia origini tardo-latine (200 d.C.), è del 1089 quella che è la sua prima citazione storica certa, contenuta in una pergamena, attualmente conservata alla Badia a Passignano, nella quale è registrato l’atto di donazione della “curte” e del “castello de Bibiune, cum ecclesia, cum casis, (…) viteis (…)” da parte di Mingarda di Morando a Giovanni di Benzo.

Nel 1498 Bibbiano è contemplato nel catasto della Decima Repubblicana sotto la proprietà di Matteo di Piero di Francesco Squarcialupi. La famiglia Squarcialupi era molto potente e le loro proprietà si estendevano dal Casentino alla Val d’Elsa. Vi si citano quattro poderi “chon casa da lavoratore, chon terre lavorative, vignate, ulivate, boschate e sode”. Nell’anno 1500, Matteo Squarcialupi lascerà, per testamento, la proprietà di Bibbiano all’Ospedale di Santa Maria Nuova di Firenze. Questo tipo di lasciti era al tempo importantissimo: l’Ospedale aveva modo di finanziarsi per la sua attività istituzionale di cura dei malati, mentre il donatore – con questo atto pio – poteva aspirare al Regno dei Cieli.

Una descrizione molto dettagliata di Bibbiano e del suo vicino podere minore, detto Bibbianuzzo, si trova nei Campioni dei Beni di Santa Maria Nuova del 1564. Tali Campioni altro non erano se non l’inventario dei beni di proprietà dell’Ospedale. La descrizione contiene, oltre ad una schematica planimetria dei due poderi (Piante dei Beni, 1565, attualmente nell’Archivio di Stato di Firenze) una rappresentazione precisa di tutti i terreni e delle loro produzioni, dalla vite all’ulivo, dalle semenze alle piante da frutto ed al bestiame, inclusi polli e conigli.

Una descrizione simile, per altro aggiornata nelle quantità e qualità delle produzioni, risale al 1607 ed è contenuta nel documento detto Visita Generale dei Beni dell’Ospedale. Con questo atto l’Ospedale re-inventariava i propri beni dando una precisa descrizione delle pratiche agrarie, dei prodotti, dei capi di bestiame e dei mezzadri e delle loro famiglie. Purtroppo, con il procedere del tempo, le produzioni agrarie anziché aumentare, tesero a diminuire. L’Ospedale non trovò più conveniente gestire direttamente le proprietà terriere e procedette al loro affitto, ricevendone il pagamento di una rendita. Questo tipo di contratto aveva il nome di allivellamento ed era molto diffuso in tutta la Toscana Granducale. Si trattò di una vera e propria privatizzazione dato che, dopo un certo periodo di anni, l’affittuario (di solito un proprietario terriero limitrofo) poteva riscattarne la proprietà con il pagamento di una somma residua, quasi fosse stato un leasing.

Bibbiano fu allivellata nel 1767 e nel 1780 divenne di proprietà di Iacopo Landi, un proprietario terriero di Castellina in Chianti. L’atto di allivellamento è precisissimo: Bibbiano è descritto stalla per stalla, granaio per granaio e i documenti sono completati da un cabreo, ovvero una pianta generale della proprietà attualmente conservata all’Archivio di Stato di Firenze. Nel giugno 1833, Michele Landi vendette la proprietà di Bibbiano a don Tommaso di Bartolomeo dei principi Corsini. Nel marzo 1865 don Tommaso di Neri dei principi Corsini vendette Bibbiano ai fratelli Avvocato Casimiro e Ingegner Pietro Marzi, progenitori degli attuali proprietari.

Nel 1880, alla proprietà di Bibbiano, Antonio Marzi, figlio di Pietro, aggiunse quella di Gagliano che, con gli altri poderi di Gaglianuzzo e Padule, costituisce oggi parte della nostra azienda e nel 1919 dette inizio alla costruzione di una residenza padronale. Dopo che il passaggio del fronte di guerra nell’estate del 1944, aveva provocato danni ingentissimi a tutta l’azienda, Pier Tommaso Marzi e suo genero Alfredo Marrocchesi tra il 1950 e il 1970 dettero inizio, con l’aiuto di Giulio Gambelli, ad una profonda ristrutturazione che si concluse con la realizzazione di una ampia cantina, l’impianto di 20 ettari di vigneto specializzato, oltre 10 ettari di oliveto, nonché la totale modernizzazione delle attrezzature.

La nostra famiglia è socia fin dal 1948 del Consorzio del Vino Chianti Classico.

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