Giulio Gambelli

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Un monumento dell’enologia italiana, che è stato – e sarà ricordato – non solo come un vero professionista, ma anche e soprattutto come un importante testimone del novecento vitivinicolo dove la testimonianza storica che ha reso nel corso di sessantasei vendemmie sono il suo stile e i suoi vini.

Vini fatti di passione e professionalità: queste le due parole chiave che hanno segnato il rapporto di Giulio Gambelli con il Chianti Classico. Una passione nata da ragazzo e una professionalità cresciuta con il passare degli anni dando vita a vini eleganti e sobri, naturale espressione del nostro territorio e quindi profondamente toscani come il loro artefice. A quattordici anni il giovane Giulio comincia a frequentare l’Enopolio di Poggibonsi, il paese dove è nato, dove ha modo di sviluppare il suo palato dietro la guida del direttore di quell’istituto, Tancredi Biondi Santi.

Giulio usa il suo fine senso dell’olfatto e del gusto per comprendere il carattere del vino, la sua qualità e il suo sviluppo. Così, ben presto i viticultori toscani comprendono le potenzialità del giovane assaggiatore e ne richiedono la collaborazione. Primo in assoluto, Pier Tommaso Marzi che con Giulio Gambelli inizia nel novembre 1942 la produzione del Chianti Classico di Bibbiano e prosegue nei primi anni ’50 con il rinnovamento dei vigneti e della cantina.

E poi tante altre importanti collaborazioni con famose cantine, tanti riconoscimenti dalle istituzioni e dalla stampa del settore, vendemmia dopo vendemmia finché grazie ai suoi meriti – a lui che è privo del titolo accademico di enologo – il mondo del vino gli attribuisce il titolo di “maestro assaggiatore”. Recentemente l’Editore Veronelli gli ha dedicato una attenta e sensibile biografia, scritta dall’amico giornalista Carlo Macchi.

Giulio Gambelli, ultima farfalla del Sangiovese, è scomparso nella natia Poggibonsi il 3 gennaio 2012.

 

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